20 mesi e 18 giorni, 14.833 ore, 889.920 minuti, 53.395.200 secondi… che non scrivo. Non solo non scrivo: non leggo, non canto, non ballo, non vado in montagna a camminare, non suono, non gioco, non sorrido. E non è una questione di voglia o non voglia, solo di tempo.
Gestire il tempo.
Ma come si fa a gestire il tempo quando questo appare inesorabilmente fuori controllo, senza la minima possibilità di poterlo governare, modellare, renderlo più piccolo o più grande?! Renderlo giusto per me. Usato solo per correre di qua e di là, fare questo e fare quello. Ma mai per me.
Un tempo per me.
In psicomotricità spesso si parla di tempo per me, e quello era un tempo per me: scelto, voluto, desiderato, vissuto. Era un tempo magico. Ma nella vita di tutti i giorni dove lo ritrovo quel tempo magico? Nelle cose che faccio? Sicuro? Nelle persone che incontro ogni giorno? Sicuro? Nei piccoli gesti? Sicuro? Ma se sono vuota, senza sorriso, cosa incontro? E chi mi vede? Se non ho sorriso, posso essere vista per davvero?
Il post covid, la ripresa, la riapertura, ha portato tutto e tutti in accelerazione. In rincorsa, verso cosa e dove… non si sa. Ma in corsa. Dentro un vortice di cose da recuperare. Tutto quel silenzio, tutto quel tempo nelle proprie case… è servito per fare cosa esattamente? Io non mi riconosco e spesso non riconosco chi mi sta intorno.
Ma corro.
Ho corso talmente tanto che mi sono rotta, spezzata in due. Ora sono ferma.
Sono ferma e leggo, canto, ballo, vado a camminare – in montagna non ancora – suono, gioco, sorrido. Ma forse non basta.
Forse non basta…

